Volersi bene significa esprimere un sentimento di affetto, rispetto e cura, sia verso se stessi che verso il prossimo coltivando il bene comune.
Sembrava un argomento facile, ma almeno per me non lo è. Me ne sono reso conto ogni volta che mi sono avvicinato al foglio bianco, che tale è rimasto sino a stasera dopo aver finalmente trovato il bandolo della matassa che mi introduce all’interno di questo argomento. Tutti diciamo che dobbiamo volerci bene, ma poi avviene veramente?
Volersi bene può significare tante cose, per quanto mi riguarda, credo che accettazione e presenza siano due aspetti attraverso i quali possiamo dare un significato a questa intenzione, che rappresenta un caposaldo di un possibile benessere, così da essere rimandati alla nostra responsabilità senza cadere nel tranello di una vita che, apparentemente, non ci dà quasi mai le condizioni ideali per volersi bene.
Bisogna che ci accettiamo per quello che siamo, d’altra parte non si può essere diversi da ciò che si è, e malgrado la mente galoppi affannosamente oltre la necessaria esperienza da compiere, la vita ci rimanda all’oggettività, e la mente, lamentandosi, dovrà tornare sui suoi passi, mettendosi d’accordo, suo malgrado, con l’emotivo, così da unire i limiti e favorire la capacità di discriminare.
Pensare che ci manchi continuamente qualcosa ci pone nella condizione di non essere equilibrati, e da questa “postura” non dobbiamo avere la pretesa di vedere bene e cogliere le cose per benino, magari qualcosa ci sfugge, e magari è proprio quel qualcosa la pietra angolare che, idealmente, sorregge tutta la costruzione della nostra percezione.
Accettazione significa anche unione, e qualunque cosa accada l’importante è trovare un punto privilegiato dal quale osservare ciò che sta accadendo… non è colpa dell’altro e noi non possiamo che essere al posto giusto nel momento giusto, semplicemente vi sono due forze diverse ma complementari che si incontrano per poter imparare reciprocamente, mettendosi a disposizione l’una dell’altra per poi porre a terra la pietra angolare e chi ben comincia…
Volersi bene significa anche presenza e non è così scontato come parrebbe, la presenza è una cosa seria, parafrasando una vecchia pubblicità, significa ascoltare e ascoltarsi, ma con il tumulto con il quale abbiamo abitualmente a che fare, tante volte rimane una chimera, avvolta dall’illusione che siano solo gli altri a non esserci, mentre noi ci siamo, eccome se ci siamo, sono gli altri ad essere fuori posto, almeno così vorremmo far credere, e parafrasando un’altra vecchia pubblicità, in questo caso non basta solo la parola.
La presenza è merce rara essendo una caratteristica dell’anima, di cui percepiamo qualche barlume, ma che risulta difficile da stabilizzare nella nostra coscienza, e in mancanza di questo tenderemo a delegare agli altri, oppure a porci in una condizione di inadeguatezza, in ogni caso facce della stessa medaglia che, ovunque la si guardi, ci rimanderà sempre a noi stessi e a ciò che possiamo cedere in funzione di una armonia possibile.
Ad ogni giorno basta la sua pena diceva qualcuno di affidabile, quindi si farà quel che si potrà, ma pensando al volersi bene mi sovviene anche la parola innocuità, ma entreremmo in un ambito paragonabile alla fantascienza, quindi, per il momento, lasciamo stare.
In ogni caso bisogna provarci sempre, anche se la vita ci rimanderà costantemente a ciò che di noi stessi non è innocuo… tanto che cosa abbiamo di meglio da fare? Che dite lo facciamo? Beh in fondo ci si diverte, anche se a volte vorremmo lasciare il campo da gioco con il pallone in mano, e allora il rimanere a giocare, sempre e comunque, rappresenta un ottimo punto di partenza per cominciare a volersi bene.
Per meglio approfondire questo e altri argomenti vi rimando alla sezione Psicologia dello Yoga del Portale della consapevolezza Yoga, Vita e Salute https://www.yogavitaesalute.it/
Graziano Fornaciari