Gilgamesh, non il primo eroe dell’umanità ma il più antico attestato per iscritto, regnò su Uruk agli inizi del III millennio a.C. Descritto come per due terzi divino, forte e arrogante, impose al popolo un dominio insostenibile. Le divinità risposero creando Enkidu, suo alter-ego selvaggio e potente, inviato per contrastarlo. Dal loro incontro nasce un percorso simbolico di confronto, equilibrio e trasformazione, preludio alle grandi avventure dell’epopea.
In realtà quello che è scritto nel titolo è puramente evocativo in quanto Gilgamesh, sicuramente, non fu il primo eroe dell’Umanità, ma è sicuramente il più antico di cui si ha traccia scritta. Molte altre tradizioni sicuramemte già esistevano, trasmesse per via orale, veramente dalla notte dei tempi. Ma chi era questo uomo dal nome bizzarro?
Visse all’inzio del terzo millennio a.C. e fu il quinto re di una delle prime grandi città all’origine della civiltà umana in medio oriente, posizionata esattamente tra il Tigri e l’Eufrate, nel cuore della Mezzaluna Fertile e in uno dei luoghi più abbondanti di vegetazione della zona (basti pensare che Uruk, al tempo, si stima ospitasse circa 40 mila persone tra le sue possenti mura, cifra davvero impressionante per l’epoca!). Secondo la tradizione Gilgamesh regnò per ben 126 anni ed era per 2/3 divino, avente per madre una divinità minore.
Il nostro eroe era forte, orgoglioso, ambizioso ed alquanto irruento, caratteristiche tutto sommato molto comuni ai fieri guerrieri dell’epoca, ma si tramanda, nelle tavolette cuneiformi giunte fino a noi, che era così grande la sua arroganza da pretendere ogni donna per sé e da voler strappare ogni fanciullo dalla propria famiglia per farne un guerriero da sfidare in combattimento.
Per questo motivo vennero innalzate dal popolo suppliche e lamentele alle divinità superiori perché il loro re la smettesse di trattare il suo popolo, sebbene con grande forza e rassicurazione di protezione da ogni minaccia esterna, con altrettanta irruenza e tracotanza verso di loro, arrivate ad un limite non più sostenibile.
Così, le divinità, sempre pronte a rispondere ad una pura invocazione, mandarono giù dal Cielo una creatura in grado di contrastare Gilgamesh per la sua estrema somiglianza a lui, tranne per il fatto che quanto il re di Uruk era nobile e raffinato nei costumi, quanto la creatura Enkidu, perché questo era il suo nome, era grezza e contadinesca, potremmo ben dire! Era un vero e proprio omone peloso e forte come una mandria di elefanti, perfetto per mettere alla prova il prode ed altrettanto forte e testone Gilgamesh!
A questo interessante punto, premetto che sarà impossibile per necessità di brevità raccontare per filo e per segno tutta la magnifica epopea di Gilgamesh in tutte le sue versioni e differenti sviluppi, che sono veramente rigagnoli infiniti e meravigliosi che si dipartono dall’alveo della storia principale. Basti pensare che sumeri, babilonesi, accadi ed assiri arrivarono a narrare, tramite la figura del re Gilgamesh, temi come il diluvio universale, la creazione del mondo, la risalita della ‘Montagna che da la Vita‘ custodita dal terribele mostro Hubaba, la venuta del misterioso ‘Toro Celeste‘, episodi per i quali, eventualmente, rimando ad altri articoli futuri.
Per ora rimaniamo con la figura di Enkidu… magari riflettendo sulla necessità, divina, di affrontare il proprio “alter-ego” per giungere ad un equilibrio superiore, se non altro per uscire vivi dal filo da torcere che ci da… cosa possibile da fare solo sviluppando una certa forza che alcuni chiamarono Amore… to be continued…
Davide del Mastro
Per leggere i precedenti articoli di Davide Del Mastro:
Vita e Guerra https://www.yogavitaesalute.it/vita-guerra/
Ma per seguir virtute e canoscenza https://www.yogavitaesalute.it/ma-per-seguir-virtute-e-canoscenza/