Ma sì non può essere che così, le cose vanno come devono andare, bisogna farsene una ragione… lo so è indimostrabile, ma pensare anche solo di affidare la vita ad un presunto caso mi sembra veramente fuori luogo, come arrendersi senza lottare, per poi lamentarsi quando le cose vanno male… e a volte anche quando vanno bene, temendo che la partita sia truccata.
Non è sicuramente semplice arrivare a comprendere che le cose vanno come devono andare, che siamo al posto giusto nel momento giusto e che nulla accade a caso… certo, nell’osservare gli altri queste regole sono sacrosante, ma quando invece i diretti interessati siamo noi le cose ci vanno un po’ strette, sempre per quel discorso della trave e della pagliuzza di evangelica memoria.
Guardiamo fuori e guardiamo dentro, e poco per volta cominciamo a sondare la vita sperimentando ciò che ancora ci difetta come esperienza. Difficile pensare che tutto si svolga in una sola vita, credo che sia più accettabile il fatto che viviamo tanti giorni di una vita, ma anche tante vite di una vita unica. Naturalmente è indimostrabile, ma questo pensiero mi ha sempre accompagnato fin da quando ero piccolo e nel tempo, grazie all’esperienza acquisita, si è rafforzato sempre di più.
Nel viaggio che stiamo compiendo per un lungo periodo abbiamo avuto la tendenza a guardare fuori, per il timore di guardare dentro, vuoi per le immagini ideali che non volevamo incrinare, vuoi per l’ignoranza che ci impediva di affrontare certe lande della coscienza, vuoi per la tracotanza tipica dell’essere umano attraverso la quale si cerca di imporre la propria vita agli altri tentando di piegarli al nostro volere, e altre cosine del genere.
Poi, per farla breve, ad un certo punto arriva la scintilla, fili che fino a poco prima penzolavano senza toccarsi finalmente si incontrano, dando luogo ad una luce capace di rischiarare la coscienza e che poi scopriremo essere l’anima, che finalmente viene percepita e favorita nel suo progetto di riorientare la coscienza.
Le cose a questo punto non saranno più come prima, scoprendo che le pagliuzze si trovano anche nei nostri occhi, anzi a volte sono vere e proprie travi portanti che bisogna rimuovere con cautela, altrimenti crollerà tutto l’edificio. Scoprire che le meraviglie si attaccano e che il giudizio nasconde il bisogno di allontanare da sé ciò che ci appare pericoloso sono volatili per diabetici, come diceva Lino Banfi in una sua performances cinematografica, ma questo segna un punto di non ritorno, e nulla sarà più come prima.
Il guardare fuori sarà alternato sempre più, ed in maniera ritmica, dal guardare dentro, fino a scoprire che questa dualità è solo una illusione perché non esiste dentro e non esiste fuori, ma esiste semplicemente la Vita della quale facciamo parte, ognuno collocato dove deve essere, scoprendo che non ci siamo mai mossi dal nostro posto e, soprattutto, che nessuno potrà mai portarcelo via.
In questo modo si acquisisce ritmo e coerenza, elementi di base per trovare benessere nella nostra vita, scoprendo anche che nulla ci è impedito se non dai limiti oggettivi della nostra coscienza. E i limiti non vengono solo per nuocere, ma anche per preservarci da ciò che non possiamo ancora sostenere, in attesa di acquisire la necessaria forza attraverso l’esperienza… guardando fuori e guardando dentro.
Per meglio approfondire questo e altri argomenti vi rimando alla sezione Psicologia dello Yoga del Portale della consapevolezza Yoga, Vita e Salute https://www.yogavitaesalute.it/
Graziano Fornaciari